Storia

Il nome Aquila del Torre è strettamente legato al territorio di Savorgnano del Torre. Guardando i colli di Savorgnano da Udine è facile riconoscere i vigneti di Aquila del Torre: sinuosi sulla collina come il profilo alare dell'aquila. L'immaginazione porta all'apertura alare di questo rapace che spesso si intravede volteggiare risalendo la brezza sopra i vigneti aziendali, quasi a voler sorvegliare questo territorio tanto affascinante. Il Torre è il torrente che scorre ai piedi del paese; storicamente fondamentale per Udine in quanto regolava il flusso dei ruscelli, chiamati Rogge. Queste portavano l'acqua alla nascente città che poté giovarsi delle loro vitali acque per decollare e strutturarsi in cittadina. Le acque derivanti dal Torre, che confluivano nella Roggia di Udine, furono sfruttate poi nel 1915, grazie a turbine per fornire elettricità alla città e, grazie al perfezionamento dell'uso della lampadina da parte di Malignani, Udine divenne la città meglio illuminata del mondo: la città della luce. Abbiamo voluto simboleggiare l'importanza di questo fiume nella nostra Vineria con un Mosaico i cui tasselli sono stati estratti proprio dai massi che giacciono sul suo percorso.

La storia di Aquila del Torre inizia nel 1904 con il cav. Sbuelz il quale acquistò 200 campi di terreno creando così la tenuta che nel 1922 si estendeva su 111 ettari di terreno, di cui circa 90 a coltura agraria e 21 a bosco. Sbuelz, anche soprannominato Sire, intuì le potenzialità di questo territorio e, grazie alla politica agraria vigente in Italia durante questo periodo storico, ebbe il diritto di bonificare alcune zone sostituendo il manto forestale con colture agrarie. La coltura principale era già allora la vite Picolit associata alla coltivazione di alberi da frutto (peri, meli, peschi, ciliegi e prugni) e alla coltura di erbe foraggere, per la produzione di mangimi per equini, bovini e ovini.

Il grande Isi Benini racconta nel suo libro “Verde Friuli” che “il viandante in pellegrinaggio d'amore enoico sui Colli Orientali del Friuli non dimentichi una tappa d'obbligo lassù, al Podere del sole (così chiamata Aquila del Torre all'epoca) regno del Picolit del Sire di Savorgnano del Torre e sosti, in meditazione, dinanzi alla lapide che scrittori e giornalisti di fama, da Diego Valeri a Orio Vergani, a Chino Ermacora e altri ancora, collocarono nelle marna eocenica della collina più alta quale omaggio al poeta del vino Omar Khayyám. Vi fecero scavare, erano gli anni quaranta, una fossa nella quale deposero un centinaio di bottiglie di sua maestà il Picolit, appunto, quale atto di devozione ed ammirazione del leggendario poeta. La lapide, corrosa dal vento, dal sole e dalla pioggia, consente di leggerne ancora alcuni versi che inneggiano al vino e alla pace agreste:

"Un libro di versi, una giara di vino
un pezzo di pane, un ramo ombroso
e, sotto questo, la donna amata
che canta nella solitudine
o solitudine, bene veramente divino."

Sempre Isi Benini nel “Verde Friuli”:
“Su di esso Picolit è fiorito un aforisma che ha addentellati con il suo riconosciuto potere afrodisiaco. Va riferito a un uomo che abbia superato l'età dell'amore e dice “Amico che ti accosti al picolit, se la tua carne non è più debole, evita di offrire questo vino alla donna che ti sta accanto: potresti correre il rischio che ti dica di si”.

La storia affascinante di questo luogo crea radici profonde per quella che oggi è Aquila del Torre: un'azienda a conduzione familiare che nel 1996 diede inizio alla complessa opera di stabilizzazione e creazione di terrazzamenti idonei ad ospitare gli impianti vinicoli, accompagnata alla ristrutturazione dell'antica stalla dando vita all'attuale vineria e cantina.